Non c’è da scaldarsi tanto, il dipendente pigro di cui parlo è …lo scaffale della farmacia ( e per esteso l’intera infrastruttura espositiva).

Trattasi in realtà di un dipendente che viene remunerato sin tropppo bene, con il quale il titolare di farmacia è troppo spesso permissivo, accondiscendente, a volte addirittura connivente. Se è vero che il ruolo della farmacia non può essere assimilato tout-court a quello di un negozio, è altresì vero che l’esercizio privato deve lavorare al massimo dell’efficienza e della remuneratività. Anzi, oggi più che mai per la comunità di riferimento la farmacia può rappresentare un punto salute/benessere irrinunciabile. Cioè non solo dare rimedio ad una condizione patologica ma di distribuire (direi quasi costruire) Salute e Benessere. L’attività di consiglio non può limitarsi ad una mera proposizione orale di consigli al singolo soggetto, bensì c’è la possibilità di erogare quote di consiglio massive su salute e benessere che contribuiscono esse stesse a creare salute. Così una farmacia accorta userà tutti i media adeguati per veicolare non solo consigli a patologia ma anche consumi, stili di vita, piccole attività quotidiane che permettono di creare salute.AAEAAQAAAAAAAAXmAAAAJGZiNmJmNWE2LWEzMTItNGJmMi04MWFiLWEyMWU2MDFhYzQwZg

Da un lato dobbiamo e possiamo immaginare una farmacia non solo concentrata sul rimedio ma propulsore di consumi e stili di vita SANI.  Si tratta di una Rivoluzione, certo, ma perché? Ad esempio perché l’OMS ha identificato i Determinanti della salute e Prerequisiti della salute: I fattori socio-economici e gli stili di vita contribuiscono per il 40-50%, lo stato e le condizioni dell’ambiente per il 20-33%, l’eredità genetica per un altro 20-30%,ed i servizi sanitari per il restante 10-15%     …e in farmacia continuiamo a vendere farmaci? dovremmo vendere vino rosso!!

D’altra parte, se l’idea di vendere vino rosso può sembrare ad alcuni po’ troppo estrema, esistono praterie infinite di merceologie e segmenti di consumo che la farmacia può far propri e/o recuperare (dopo averli lasciati andare). Ma per farlo serve il giusto “Assortimento”, ovverosia una SELEZIONE di prodotti costruita dal farmacista e aderente al suo mercato. Quindi le fatidiche parole “IO HO TUTTO” risultano del tutto improprie al di qua del banco, in quanto espressione di un sostanziale disinteresse per sicurezza, bontà e qualità della proposta di parafarmaco alla propria clientela.

Con MasterShelf abbiamo imparato che l’unica risorsa rigida è lo spazio. La qualità e la quantità di spazio disponibile determinano fortemente i risultati economici dell’esercizio e la sua sostenibilità. In effetti quanto fattura ogni anno ogni mm di scaffale disponibile in farmacia? 0,8 €/mm? 1,2 €/mm? 1,8 €/mm? Questo potrebbe fare la differenza, anche in termini di servizio. Ma come integrare questi due fattori? Come bilanciare le necessità economiche con quelle di servizio? In sintesi: qual è la strada? Difficile rispondere in poche righe. In questa sede mi limiterei a suggerire una cosa da fare oggi, non domani.

Far lavorare quel Lavoratore già presente in farmacia in grado di:   Esporre il Prodotto, Comunicarne il Prezzo, Fare Cultura della Salute.

Si tratta cioè di costruire un’Attività Informativa da delegare allo scaffale per comunicare a 360° con il cliente/paziente. Non possiamo mai dimenticare infatti che il cliente si rapporta con noi in un momento parziale rispetto alla sfera complessiva dei suoi bisogni attuali, potenziali, latenti. Il consiglio erogato dal punto vendita può aiutare la farmacia a sviluppare nuove potenzialità d’acquisto non solo nel presente ma soprattutto nel futuro.