a proposta alimentare della farmacia è oggi pressochè nulla. Assortimenti e spazi, così come le infrastrutture raramente sono legate alla proposizione di prodotti alimentari (naturalmente esclusi quei prodotti riferiti principalmente a condizioni patologiche quali senza glutine, aproteici etc.etc.) e, in un momento storico in cui le farmacie tendono a rinnovare i propri spazi commerciali aumentandone la metraturararamente si riscontrano assortimenti che prendano in considerazione nuovi mercati rispetto a quelli tradizionalmente presidiati. Più metri espositivi per gli stessi mercati insomma. Eppure la domanda di prodotti servizi legati ad un’alimentazione più consapevole è oggi in continua e costante crescita. Ciò anche in funzione di uno stravolgimento delle tradizionali abitudini di consumo del pasto quotidiano.  In effetti sulle pratiche alimentari di una fetta sempre più ampia della popolazione non incidono solo le volontà dei singoli bensì anche la realtà entro cui certe scelte si possono o non possono attuare. In un contesto in cui sembra affermarsi un po’ su tutto il territorio nazionale le istanze della 24 hour society, ovverosia un modello di società che dilata e destagionalizza tempi, consumi alimenti, molto spesso il cittadino è costretto a consumare i propri pasti in maniera estemporanea, incoerente, con tempi rapidi in luoghi ed orari troppo spesso diversi e improvvisati. Nasce quindi l’esigenza di poter consumare alimenti sani anche laddove questo sembra meno possibile. Le strade percorribili dal consumatore sono sostanzialmente due: approvvigionarsi  e stoccarsi preventivamente di alimenti prodotti e pensati per essere consumati rapidamente in ogni situazione (a portata di borsetta), oppure ricercare questi alimenti lungo i percorsi dei pendolarismi quotidiani. Al fine di soddisfare queste esigenze vi sono già canali che si muovono in tali direzioni: nelle immagini due esempi. Il primo relativo a Unes (sull’esempio di Aldi, neglli U.S.A.?) e alle sue avancasse gestite con proposte di “snack controcorrente”. Un’alternativa healthy rispetto alla proposta tipica delle avancasse della Gdo legate a prodotti la cui composizione, in termini di grassi e zuccheri, è spesso sbilanciata.
Il secondo invece relativo a MyChef, player  della ristorazione negli aeroporti e nelle autostrade, che propone uno “scaffale healthy food” per i viaggiatori in transito alla ricerca, anche qui, di piccole soluzioni vicine a regimi alimentari più sani. Entrambi gli esempi sono proposte commerciali a libero servizio volte ad intercettare mercati e clienti più attenti all’alimentazione in termini di costruzione della salute e non di rimedio a condizioni “patologiche” preesistenti. A quando una proposta (redditizia) di prossimità nel canale farmacia?